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Dove andare a Capodanno? L’importante è sapere come comportarsi

Tradizioni e riti da conoscere per viaggiare a Capodanno: cose da sapere quando si è all’estero ma anche per un Capodanno in Italia

Capodanno a San Paolo Brasile

Quando si fa qualcosa a Capodanno, la si fa per tutto l’anno. È questa la massima che ci martella a ogni inizio di nuovo anno, un po’ per scaramanzia e un po’ per abitudine. È solo una delle tradizioni che ci spingono, per esempio, a baciare la persona amata, a mangiare le lenticchie a Capodanno (che portano soldi!) e a fare ogni sorta di scongiuro pur di pensare che quest’anno sarà sempre migliore del precedente.

Ma quali sono le tradizioni che si incontrano quando si viaggia a Capodanno?

Nelle regioni del sud Italia è tradizione gettare dalla finestra un oggetto vecchio, magari un piatto o un bicchiere, come simbolo di cesura con l’anno trascorso e di nuovo inizio. Quella che avviene in molte aree dell’Italia meridionale è quasi una celebrazione simile alla rottura del bicchiere durante i matrimoni ebraici, che ricorda la distruzione del Tempio di Gerusalemme: non dimenticare il passato, ma farlo con uno sguardo al futuro! D’altra parte è proprio quello che avviene a Capodanno, quando ci aspettano 365 giorni di novità.

Propiziarsi la fortuna non è qualcosa che fanno solo gli italiani. Se decidete di trascorrere Capodanno a Madrid, fatelo nella centralissima Puerta del Sol. Qui le campane del palazzo municipale, a mezzanotte, danno dodici rintocchi mentre molti dei convenuti sono impegnati a mangiare dodici chicchi d’uva. Le chiamano le “doce campanadas de la suerte”, i dodici rintocchi della fortuna e uniscono il suono delle campane che spezza il silenzio all’uva, simbolo classico di ricchezza e abbondanza. Chi riesce a mandare giù un chicco al secondo, mentre le campane suonano, avrà un anno fortunato. O almeno, si spera!

In Giappone si dà molta importanza ai rituali tradizionali. Non è un caso che tra il 31 dicembre e il 3 gennaio cadano le celebrazioni degli dei e degli antenati, i cosiddetti Shogatsu, che vengono accolti spiritualmente pulendo da cima a fondo la casa. Così come l’ospite è sacro, lo sono anche gli spiriti di coloro che non ci sono più. Non la fortuna, ma la salute e la “guida” è quello che maggiormente interessa in terra nipponica; anche nei templi buddhisti i 108 rintocchi delle campane vogliono essere un mezzo di espiazione e di apertura al nuovo.

Anche in Brasile sono molto scaramantici; nel paese sudamericano il tradizionale colore rosso dell’abbigliamento intimo viene sostituito dal giallo (premunitevi se pensate di fare Capodanno in Brasile). A Capodanno i brasiliani si vestono interamente del colore del sole e dell’oro, mentre il capofamiglia rovescia dietro di sé un bicchiere di vino, come gesto contro la sfortuna. Più a nord, in Messico, si è soliti bruciare i mestoli di legno in un fuoco che viene acceso e spento più volte nel corso della giornata, come a simboleggiare nuovi inizi.

Curiosa la tradizione tedesca di indossare delle maschere gioiose e di bere in compagnia la Feuerzangenbowle, una bevanda a base di vino, rum e spezie varie, mentre si mangiano aringa e frutta secca.

Diverso a partire dal periodo il Capodanno cinese; in Cina il Capodanno non arriva il 1 gennaio, ma tra la fine di gennaio e la prima metà di febbraio, secondo l’uso del calendario lunare. Il Capodanno cinese dura 15 giorni, è un evento grandissimo che viene celebrato con lanterne e fuochi d’artificio che, secondo la tradizione, spaventerebbero il mostro Nian, che emerge dal letargo ogni anno per fare strage di uomini.

Due volte Capodanno, invece, è la tradizione russa. Quello “civile” è legato al calendario gregoriano e si celebra il primo gennaio, con i fuochi d’artificio sulla Piazza Rossa di Mosca. Il calendario “religioso” è invece legato al calendario giuliano e si celebra consumando le prugne secche, anche qui con significato propiziatorio, e aprendo le porte di casa al 12° rintocco delle campane per accogliere il nuovo anno.